omaggio a EDMONDO DE AMICIS



NON SOLO CUORE dal romanzo "Sull'Oceano" di Edmondo De Amicis

 

1° puntata –La partenza. Tutti a bordo

La partenza da Genova per i porti dell'America, l'inizio di un sogno.

durata 23' 14"

 

2° puntata – Tutta questa miseria è italiana

Operai, contadini, signore e signori, avventurieri e miserabili. Tutti alla ricerca di una nuova vita.

durata 21' 00"

 

3° puntata – Una trama intricata

La convivenza forzata, il confronto, gli odi e le gelosie ed i nuovi amori.

durata 23' 39"

 

4° puntata – Un passeggiero in più

Ai mille e seicento, di terza classe, si aggiunge un nuovo venuto a bordo.

durata 24' 15"

 

5° puntata – Il cuore d'acciaio si ferma

Essere o non essere per l'immigrazione. I ricongiungimenti. Entusiasmi e paure. Inizia una nuova avventura.

durata 21' 38"


Prendendo le mosse da un’esperienza vissuta in prima persona – il viaggio da Genova a Buenos Aires compiuto nel 1884 a bordo del piroscafo Nord-America (ribattezzato Galileo nel romanzo) – l’autore descrive, con fraterna partecipazione, la miseria e la tenacia del popolo dei migranti, costretti dalla fame e da condizioni disumane ad abbandonare la terra natale. A partire dal microcosmo della nave, miniatura del mondo col suo impasto di bene e di male, il romanzo ha l’ambizione di raccontare le violenze e le ingiustizie della vita. E la morale è tutta “deamicisiana”: «La maggior parte delle creature è più infelice che malvagia e soffre più di quello che faccia soffrire». 

Un battito cardiaco, voci lontane e la sirena di un bastimento, che accompagna e ricorda lo svilupparsi e lo scadenzarsi della vita, aprono l'ascolto della lettura ad alta voce del romanzo "Sull'Oceano" di Edmondo De Amicis. Il pulsare del racconto è un appassionata descrizione dell'emigrazione italiana verso le mete americane, riportata con partecipazione e minuziosi particolari. 

"Sull'Oceano" è un occasione, tramite un testo letterario per discutere e portare alla luce una tematica che i mezzi di comunicazione di massa ci mostrano nella sua agghiacciante crudeltà, ma che, troppo spesso non viene raccontata nel modo giusto e corretto rispetto ad un passato vissuto anche da tantissimi italiani. L'opportunità per scoprire/riscoprire uno scrittore a cui l'Italia ha dedicato: vie, piazze e scuole, ma che è rimasto in mente alle generazioni di scolari passate, solo per il più odiato e stucchevole romanzo “Cuore”, come testo di riferimento fondamentale. 

Alla ricerca di una nuova patria, spinti dalla fame, alla ricerca di sicurezza, ed un minimo di benessere, la descrizione di un viaggio che vediamo ripetersi, dimostrandoci che le problematiche ciclicamente ritornano. 

 

Gli italiani di un tempo, possono, essere avvicinati ai migranti di oggi e la maestria di una grande penna, ci permette di rendersi conto di quanto sia importante conoscere il passato per capire meglio il presente. 

 

“Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era già cominciato da un’ora ... accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti ... avevano sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte ...”

 

Ma lo spettacolo eran le terze classi, dove la maggior parte degli emigranti, presi dal mal di mare, giacevano alla rinfusa, buttati a traverso alle panche, in atteggiamenti di malati o di morti, coi visi sudici e i capelli rabbuffati, in mezzo a un grande arruffio di coperte e di stracci. Si vedevan delle famiglie strette in gruppi compassionevoli, con quell’aria d’abbandono e di smarrimento, che è propria della famiglia senza tetto: il marito seduto e addormentato, la moglie col capo appoggiato sulle spalle di lui, e i bimbi sul tavolato, che dormivano col capo sulle ginocchia di tutti e due: dei mucchi di cenci, dove non si vedeva nessun viso, e non n’usciva che un braccio di bimbo o una treccia di donna. Delle donne pallide e scarmigliate si dirigevano verso le porte del dormitorio, barcollando e aggrappandosi qua e là."